I danni di Bertolaso? Li paghi tu
- di Fabrizio Gatti -
La falsa bonifica della Maddalena ci è già costata 72 milioni di euro. E ora che ‘L’espresso’ ha scoperto che non è mai stata fatta, arriva un’altra pioggia di soldi pubblici per ‘completarla’
La Main Conference, simbolo del G8 mancato
I danni della cricca li dovremo pagare noi cittadini. Noi che,grazie agli appalti nelle mani di Guido Bertolaso e AngeloBalducci, abbiamo già arricchito con centinaia di milioni letasche di un po’ di loro amici. È scritto nel comunicato della Protezione civile diffuso dopo la pubblicazione su “L’espresso“, la scorsa settimana, dell’inchiesta sulla bonifica-farsa nel mare dell’Arsenale, all’arcipelago della Maddalena.
L’ufficio di Bertolaso riporta una dichiarazione di Nicola Dell’Acqua, dirigente generale della Protezione civile per la prevenzione dei rischi naturali e ambientali: “I fondi per completare il risanamento”, annuncia Dell’Acqua, “saranno messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente, così come avviene sempre per i parchi nazionali”. Ovviamente, va ricordato, i soldi delministero non sono del ministro Stefania Prestigiacomo. E nemmenodel duo Bertolaso-Balducci.
Con i 72 milioni già spesi per la presunta decontaminazione e laristrutturazione del porto, il pericolo dei fanghi tossici sulfondale doveva essere risolto da almeno un anno. Peccato che ilcapo della Protezione civile, una volta dimostrata la crescitasenza controllo delle spese, non abbia mai proposto di raccogliere il denaro ancora necessario con misure cautelari sulle impresesotto accusa nello scandalo.
Tra queste la Anemone Costruzioni di Diego Anemone, 39 anni, e la Giafi Costruzioni legata a Valerio Carducci, 62 anni, ricco vincitore di decine di appalti di governo con varie residenze trala Toscana e Montecarlo.
Nel comunicato dello staff di Bertolaso nessuna spiegazione nemmeno sulla competenza tecnica dei consulentiarruolati senza concorso dalla presidenza del Consiglio per gestireil delicatissimo intervento alla Maddalena: c’è perfino il presidente di una scuola di sci, oltre al gestore di saloni da barbiere e al famoso cognato del capo, Francesco Piermarini, 52 anni: “Un grande esperto di bonifiche ambientali”, come dichiaraBertolaso in tv a “Porta a porta” il 22 marzo scorso.
L’uomo delle nevi Il 28 maggio 2008 la bonifica all’Arsenale non è ancora cominciata. Bertolaso ha già messo Balducci come soggetto attuatore al vertice dei mega appalti alla Maddalena. Quella mattina il quotidiano “La Stampa”, in un articolodi Maria Corbi, pubblica la dichiarazione di un giovane ingegnere che dopo poche settimane entrerà nella struttura di missione peril G8.
Il nuovo ufficio alle dipendenze della presidenza del Consiglio è la “stazione appaltante” di tutte le opere: deve formare i prezzi, gestire i contratti, l’esecuzione dei lavori. E soprattutto controllare i costi. Un ruolo chiave. Luigi Valerio Sant’Andrea, ilgiovane ingegnere, con “La Stampa” però non parla di fanghi tossici, né di opere pubbliche. Ecco la parte di articolo che lo riguarda: “Anche in Centro Italia e al Sud ormai gli sci club sono sempre di più”, spiega Luigi Valerio Sant’Andrea, presidente dello”Snowside kids Team”, specializzato nei mini sciatori: “I nostriragazzi poi proseguono l’allenamento con noi l’estate e sonosettimane in cui crescono e imparano a stare insieme”.
È proprio Sant’Andrea a raccontarlo ai geometri in cantiere,una volta arrivato alla Maddalena: “Quello sono io. Prima di venirequi, mi occupavo di sci”. All’ Arsenale è il responsabile della sicurezza sul lavoro nei lotti della scuola militare, l’ospedale da campo, la Main conference, la sala stampa.
Nelle tabelle ufficiali di incarico, distribuite a tutte le ditte, è anche tra i referentidella struttura di missione: rappresenta la stazione appaltante,cioè il denaro pubblico, nei rapporti con le imprese nei cantieridei due alberghi, della sala stampa e della Main conference,l’edificio simbolo che si affaccia su uno dei bacini tuttorainquinati da fanghi e macerie.
Gli infiltrati di Anemone Dopo gli arresti del 10 febbraio scorso, Sant’Andrea viene chiamato in causa per un giro di fatture false che coinvolgono anche due suoi colleghi dellastruttura di missione. Uno è il capo, Mauro Della Giovampaola, 44anni, ingegnere già in società con la moglie di Diego Anemone.L’altra è Caterina Pofi, architetto che prima di essere arruolataalla presidenza del Consiglio ha lavorato con Della Giovampaolanello studio Medea del gruppo Anemone. Diego Anemone, amico di Balducci e Bertolaso, ha insomma infiltrato tre suoi professionisti nell’ufficio chiave di Palazzo Chigi che avrebbe dovuto controllarele spese e la buona esecuzione dei lavori. Tra i quali la bonificadel mare.
Il parrucchiere in cantiere In mezzo ai tantianeddoti della cricca, nei mesi scorsi fa sorridere il fatto chetra i tecnici della struttura di missione inviati da Palazzo Chigici sia il proprietario del Modu’s Atelier di Roma, via Isonzo 42:è una società in accomandita semplice specializzata in “servizinei saloni di barbiere e parrucchiere”. Il socio accomandantedell’atelier, Riccardo Micciché, 36 anni, di Agrigento, è ildirettore dei lavori di 6 degli 11 lotti in cui è suddiviso ilcolossale intervento da 377 milioni di euro. Compresi i due lottidi bonifiche a terra. Dei cinque lotti rimanenti, Micciché è ildirettore lavori operativo, ovvero colui che in cantiererappresenta la direzione lavori. Tra questi ultimi cinque lotti,c’è la costruzione delle banchine di Porto Arsenale: contratto da41 milioni 610 mila euro affidato all’Impresa Pietro Cidonio spa diRoma in associazione con la Grandi lavori Fincosit spa e la Teporspa.
E’ l’appalto che prevede la bonifica dei fondali dei due bacini diPorto Arsenale prelevando i soldi da un ulteriore finanziamento di31 milioni. Per un totale stratosferico di 72 milioni. Secondo un ricorso al Tar del Lazio presentato nel 2009 da due imprenditorisardi e respinto mesi fa, il supporto dell’associazione tra impreseCidonio, Fincosit e Tepor sarebbe determinante per l’assegnazionedell’appalto di gestione del porto alla Mita Resort dellapresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “Sembra evidente”,è scritto nel ricorso degli imprenditori Marco Muntoni e Gianfranco Molinas, “che avrebbe potuto partecipare alla gara solochi avesse un qualche collegamento (anche il più innocente ocomunque non malizioso) con le imprese che da circa un annolavorano nell’ambito dell’ex Arsenale e conoscono dunque iprogetti, i vincoli di varia natura, le prescrizioni delleconferenze di servizi. Tutti gli altri non hanno avuto il tempo ele informazioni sufficienti per poter preparare una seria offerta”.Tra i collaudatori del nuovo Porto Arsenale un grande amico diBalducci: il magistrato delle acque di Venezia, Patrizio Cuccioletta, oltre a Valeria Olivieri, funzionaria del ministerodelle Infrastrutture e Giuseppe Ferro, professore del Politecnicodi Torino.
L’esperto che non c’è Certo, con un grandeesperto in bonifiche al loro fianco come Francesco Piermarini,perfino un parrucchiere e un maestro di sci non sbaglierebberointervento. Ma quale concorso ha certificato che il cognato piùfamoso d’Italia sia un esperto del settore? Così sostieneBertolaso, commissario delegato e controllore dei lavori da 377milioni sull’isola della Maddalena.
Quella sera a “Porta a porta” il capo della Protezione civile,però, è probabilmente disinformato: dimostra di non conoscere ilcurriculum del fratello di sua moglie, diventato suo strettocollaboratore per i progetti del G8 in Sardegna. Oppure Bertolasomente di brutto davanti agli italiani. Perché, scopre ora”L’espresso”, nelle tabelle di incarico della struttura di missionealla Maddalena, accanto al nome Piermarini compare la sigla: “Supp.F. Amm.”. Cioè: supporto funzione amministrativa. Ruolo in lineacon la laurea in economia e l’esperienza in attività commerciali,immobiliari e finanziarie nel passato di Piermarini.
Il cognato di Bertolaso insomma è alla Maddalena per curare irapporti amministrativi tra la struttura di Palazzo Chigi e leimprese. Ricopre l’incarico di “supporto amministrativo” in 7 degli11 lotti in cui sono suddivisi gli appalti. E di “referente dellastruttura di missione” in altri quattro lotti: le due bonifiche aterra, la bonifica in mare con la costruzione del porto e larealizzazione della rete idrica e fognaria. È soltanto ilpunto di riferimento di Palazzo Chigi per le imprese che hannovinto quei lotti. Il cognato non ha nessun incarico tecnico nellebonifiche. Come ci si aspetterebbe da un grande esperto.
La situazione invece richiederebbe molta esperienza da parte deifunzionari inviati da Palazzo Chigi. Dai fondali salgono fanghinerissimi, impregnati di idrocarburi. Dopo un’estate di scavi epreoccupazioni, la struttura di missione chiede il supporto delministero dell’Ambiente. E domenica 21 settembre 2008 all’Arsenalearriva Luciano De Propris, inviato dal direttore generale delministero, Gianfranco Mascazzini.
Di lui parla Bertolaso in tv: mio cognato “ha lavorato con il gurudelle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E perquesta ragione è stato impiegato”. In quei giorni è in corso unacampagna di prelievi sui fondali da parte dell’Ispra, l’Istitutosuperiore per la protezione e la ricerca ambientale. I risultativengono inviati due mesi dopo, il 28 novembre, alla presidenza delConsiglio e al direttore Qualità della vita del ministerodell’Ambiente, sempre Mascazzini, dal commissario dell’Ispra.Vincenzo Grimaldi.
A differenza delle apparenze in acqua, sono dati chetranquillizzano. Il rischio di dover fermare i cantieri per l’altoinquinamento è scongiurato. La slot-machine per imprese eprofessionisti può continuare a girare. Secondo fonti al ministerodell’Ambiente, lo studio sui carotaggi dell’Ispra arriva ben duevolte in bozza alla Maddalena prima della versione ufficiale: “Allafine”, è scritto nel rapporto, “sono state campionate 19 carote di2 metri e 18 campioni superficiali”.
Non è molto per una bonifica. Nel bacino esterno davanti alla Mainconference vengono fatti soltanto tre prelievi. I valori diriferimento sono stabiliti a tavolino: per “l’assoluta assenza dieffetti eco tossicologici acuti e cronici”. Nel loro picco massimogli idrocarburi si fermano a 2.980 milligrammi per chilo disedimento. Il giudizio è: “Non tossico”. E così per gli altriderivati cancerogeni del petrolio e gli inquinanti come cadmio,cromo, mercurio e piombo.
Un anno dopo cambiano le persone. Nel novembre 2009 viene fatta unacampagna di controllo prima della consegna della struttura a MitaResort. Ma solo nel bacino interno. Perché i tre prelievi di unanno prima davanti alla Main conference sono bastati a promuovereil bacino esterno.
Nonostante i fanghi neri che ora inquinano l’acqua a ogni passaggiodegli yacht. Questa volta però i carotaggi sono 31. E il 23 apriledi quest’anno l’Ispra avverte che la bonifica è fallita. Gliidrocarburi salgono a 6.380 milligrammi/chilo. Viene impedita lanavigazione. L’Arsenale diventa il primo porto al mondo vietato abarche e navi. E Guido Bertolaso ottiene l’aiuto del ministero diStefania Prestigiacomo: ancora una volta, saranno i cittadiniitaliani a pagare per lui.
Nonostante i fanghi neri che ora inquinano l’acqua a ogni passaggiodegli yacht. Questa volta però i carotaggi sono 31. E il 23 apriledi quest’anno l’Ispra avverte che la bonifica è fallita. Gliidrocarburi salgono a 6.380 milligrammi/chilo. Viene impedita lanavigazione. L’Arsenale diventa il primo porto al mondo vietato abarche e navi. E Guido Bertolaso ottiene l’aiuto del ministero diStefania Prestigiacomo: ancora una volta, saranno i cittadiniitaliani a pagare per lui.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2130114

